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Decreto FER1: le modifiche della nuova bozza e i commenti degli operatori

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La nuova bozza del Decreto “FER 1” di supporto alle energie rinnovabili per il triennio 2018-2020 presenta, nella sua forma finale, alcune novità rispetto alla versione precedente.

Slittano innanzitutto le date di apertura dei bandi, spostate da novembre 2018 alla fine di gennaio 2019; il calendario si concluderà con la settima ed ultima tornata nel gennaio 2021.

La deviazione principale è rappresentata dall’introduzione di un contingente di 700MW totali destinato al fotovoltaico in sostituzione dell’amianto; beneficiano di un premio aggiuntivo di 12 euro per MWh, non cumulabile con altri incentivi, elargito a quegli impianti installati in sostituzione di coperture in amianto, con una potenza compresa tra 20kW e 1 MW. Hanno la priorità gli impianti installati su edifici pubblici, e in ogni caso la superficie totale dei moduli non può essere superiore alla copertura rimossa.

Un’altra importante novità riguarda la possibilità, per aggregati costituiti da più impianti, di partecipare alle gare sia per l’iscrizione a registro che per le aste, con diversi limiti di potenza unitaria e complessiva. In particolare, per i registri è necessaria una potenza unitaria superiore a 20kW e complessiva inferiore a 1 MW; per le aste invece si richiede una potenza compresa tra i 20 e i 500kW per i singoli impianti ed una potenza complessiva superiore a 1MW.

Per gli impianti a registro si è introdotto un nuovo criterio di priorità nell’accesso, riguardante la connessione a colonnine di ricarica di auto elettriche. Perché il criterio sia valido, le singole colonnine devono superare i 15 kW di potenza e ricevere dall’impianto una potenza di ricarica non inferiore al 30% di quella complessiva.

Si è deciso per una marcata riduzione del contingente complessivo destinato ad impianti idroelettrici, geotermici e a biogas (da 140MW a 70MW), mentre aumenta da 580MW a 650MW quello per gli impianti eolici e fotovoltaici.

Si fa presente infine la volontà di promuovere lo sviluppo di contratti di lungo termine (PPA). A tal proposito, verrà avviata una consultazione pubblica con lo scopo di predisporre una piattaforma di mercato che abiliti questo tipo di negoziazioni. ARERA ha il ruolo di predisporre uno o più schemi di contratto al fine di rimuovere le eventuali barriere regolatorie.

 

La pubblicazione della bozza ha generato svariate reazioni da parte dei maggiori operatori del settore, che hanno prontamente esternato le proprie opinioni e considerazioni sul testo.

La quasi totalità dei commentatori ha espresso un’opinione negativa sui contingenti previsti, ritenuti ampiamente insufficienti soprattutto in virtù del recente rialzo degli obiettivi europei per il 2030, rispetto ai quali lo scenario previsto dal Decreto sarebbe pertanto incompatibile.

Sono stati generalmente accolti in modo positivo l’incentivo al fotovoltaico in sostituzione dell’amianto e la possibilità per aggregati costituiti da più impianti di partecipare alle aste e ai registri. Per quanto riguarda l’amianto, Italia Solare ed il coordinamento FREE hanno tuttavia portato alla luce la necessità di estendere l’incentivo a tutta l’energia prodotta, invece che alle sole eccedenze, in modo da evitare un disincentivo all’autoconsumo. Il Ministero dell’Ambiente ha invece suggerito di specificare più nel dettaglio alcune caratteristiche relative agli aggregati, come i possibili mix tecnologici o la localizzazione degli stessi impianti.

Ciò che ha fatto maggiormente discutere è stata tuttavia la decisione di mantenere, rispetto alla bozza precedente, la neutralità tecnologica nelle aste. L’eolico rappresenta oggi la tecnologia meno competitiva e sarebbe certamente penalizzata dal provvedimento; l’associazione ANEV chiede infatti di differenziare i meccanismi competitvi per tecnologia, in modo da garantire il raggiungimento degli obiettivi nazionali ed internazionali. Italia Solare sottolinea invece come la permanenza del divieto di incentivazione al fotovoltaico in area agricola rappresenti un indubbio vantaggio per la tecnologia concorrente. Le proposte di modifica più interessanti vengono però dalle posizioni “neutrali”: il coordinamento FREE propone un  margine minimo di capacità sotto il quale né l’eolico né il fotovoltaico possono scendere, salva la possibilità di riassegnare le quote qualora non ci fossero sufficienti progetti per l’una o per l’altra tecnologia. Elettricità Futura ritiene invece neccessaria un’evoluzione graduale che preveda nel breve periodo contingenti separati per tecnologia, l’affiancamento di contingenti allocati con aste neutre nel medio periodo e solo nel lungo periodo la completa sostituzione.

La volontà di promuovere lo sviluppo di contratti di lungo termine (PPA), è stata interpretata positivamente, anche se si ritiene generalmente necessaria una più chiara definizione dei termini della piattaforma di mercato prevista nel Decreto, oltre all’introduzione di adeguati strumenti di copertura del rischio per gli acquirenti di lungo termine. Energia Concorrente teme tuttavia che la suddetta piattaforma possa diventare l’unico punto di riferimento, andando ad escludere altre forme di negoziazione rispondenti a diverse esigenze di mercato; sconsiglia inoltre la partecipazione di controparti pubbliche (Green Public Procurement) per evitare il trasferimento del rischio sul cliente finale. Quest’ultima possibilità è invece gradita alla maggior parte delle altre associazioni del settore.

Elettricità Futura ed ANEV chiedono di stabilire dei contingenti dedicati per gli interventi di repowering degli impianti, ritenuti fondamentali per il perseguimento degli obiettivi al 2030; la quasi unanimità dei commentatori ritiene inoltre inopportuno il  vincolo all’accesso degli incentivi per il mini-idro e l’esclusione a priori di impianti idroelettrici con determinate caratteristiche dal sistema d’incentivazione. Il criterio che prevede la massima priorità concessa agli impianti installati su discariche, cave e miniere esaurite, necessita a gran voce di essere integrato con l’obbligo di bonificare il sito contaminato, o almeno con un’ulteriore priorità concessa a chi attuasse una simile bonifica.

Infine, sia ANEV che Elettricità Futura richiedono dei meccanismi di programmazione anticipata dei bandi per dare la necessaria visibilità agli investitori, permettendogli di pianificare gli investimenti con un anticipo di almeno 3 anni.

Il 25/09 queste considerazioni sono state condivise con il Ministero dello Sviluppo Economico.